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Posted by on ott 25, 2013 in Osservatorio sul terrorismo, Terrorism, Terroristi Internazionali | 0 comments

AYMAN MUHAMMAD RABI’ AL-ZAWAHIRI

AYMAN MUHAMMAD RABI’ AL-ZAWAHIRI

Egitto

AYMAN MUHAMMAD RABI’ AL-ZAWAHIRI

Ayman Muḥammad Rabīʿ al-Ẓawāhirī …è un terrorista egiziano. Dal 16 giugno 2011 è ufficialmente il capo del gruppo terrorista islamico al-Qāʿida in seguito alla morte di Osama bin Laden, dopo essersi impegnato, in un video pubblicato l’8 giugno 2011, a continuare il suo operato.

Nato in una famosa famiglia egiziana che vanta magistrati, letterati e medici, Ayman al-Zawàhiri è, oltre che medico anche lui, scrittore e poeta. Si afferma da più parti che egli sia stato il capo dell’organizzazione militante fondamentalista Jihad dell’Egitto Islamico. Parla, oltre all’arabo, il francese e un fluente inglese.

Usa vari pseudonimi, fra cui: Abū Muhammad (Abū Mohammed) – che è la sua vera kunya -, Abū Fātima, Muhammad Ibrāhīm, Abū ʿAbd Allāh, Abū al-Muʿizz, Il Dottore, Il Maestro, Nūr (Luce), Ustādh (Professore), Abū Muhammad Nūr al-Dīn, ʿAbd al-Muʿizz (Abdel Moez, Abdel Muez).

Nel 1998 ufficialmente fuse la sua organizzazione con quella di al-Qāʿida. Secondo quanto detto da un ex membro di questa organizzazione terroristica, egli già lavorava per l’organizzazione di al-Qāʿida fin dall’inizio ed era un membro anziano della shūra (consiglio) del gruppo. È stato sovente descritto come “luogotenente” del defunto capo di al-Qāʿida, Osāma bin Lāden e si pensa che lo abbia anche assistito come medico personale.

Ayman al-Ẓawàhiri è nato a Kafr el-Dawar (Governatorato di Buhayra) in un’importante famiglia della borghesia cairota residente nel quartiere di Maadi del Cairo (Egitto). Suo padre era il prof. Muhammad al-Shāfiʿī al-Ẓawàhiri, uno dei più rinomati dermatologi egiziani, suo nonno materno era ʿAbd al-Wahhāb ʿAzzām, uno dei letterati più in vista dell’Egitto monarchico e suo zio materno era ʿAbd al-Raḥmān ʿAzzām Pascià, il primo Segretario generale della Lega Araba.

La sua gioventù fu caratterizzata dallo studio. Un suo ritratto è contenuto nell’intervista concessa a Francesco Battistini del Corriere della Sera dalla sorella Heba Mohamed al-Zawàhiri, docente universitaria e oncologa al National Cancer Institute del Cairo. Heba descrive il fratello come un “timido”[1]. Suo padre fu un farmacista e suo nonno uno shaykh di al-Azhar, autore di alcune apprezzate pubblicazioni verso l’inizio del XX secolo. Tuttavia gli eventi lo spinsero in una direzione assai più radicale (probabilmente dopo la Guerra dei sei giorni del 1967). A 14 anni raggiunse le file dei Fratelli Musulmani ( al-Ikhwān al-Muslimūn ), un gruppo militante fondamentalista, e divenne uno studente e un seguace di Sayyid Qutb. Al-Ẓawāhirī studiò “Comportamento”, “Psicologia” e “Farmacologia” come parte del suo curriculum mirante a conseguire il diploma di laurea in Medicina nell’Università del Cairo.

Nel 1979 entrò a far parte del gruppo islamico assai più radicale, definito Jihād, in cui alla fine divenne uno dei principali organizzatori e reclutatori. Fu fra le centinaia di arrestati a seguito dell’assassinio del Presidente Anwar al-Sādāt ma le autorità egiziane non furono in grado di dimostrare alcun collegamento fra lui e l’assassinio, tanto da essere rilasciato dopo aver scontato una piccola pena per possesso illegale di armi.

Negli anni ’80 si recò in Afghanistan per partecipare con i Mujāhidīn alla resistenza contro l’occupazione sovietica. Lì incontrò Osāma bin Lāden, che stava costituendo una struttura chiamata Maktab al-Khidamat (MAK, ossia “Ufficio di Servizi”). Entrambi operarono sotto la guida del palestinese ʿAbd Allāh Yūsuf al-ʿAzzām ma quando più tardi il MAK fu chiuso, al-Zawāhirī si unì a Bin Lāden nell’organizzazione del gruppo chiamato al-Qāʿida (La Base).

Nel 1990 al-Ẓawāhirī ritornò in Egitto, dove proseguì a sospingere l’organizzazione del Jihād Islamico su posizioni sempre più oltranziste, mettendo a frutto l’esperienza cumulata in Afghanistan.

Nel 1996 era considerato la più credibile minaccia e il più letale terrorista in grado di colpire gli USA nei suoi interessi. Un avviso emanato a quel tempo – di cui però non si ha traccia documentabile – avrebbe specificato che l’attentato suicida sarebbe stata la più probabile forma di attacco organizzata contro gli interessi statunitensi. Alla fine del 1996, al-Ẓawāhirī fu arrestato in Daghestan e incarcerato in Russia per 6 mesi dai Servizi Federali per la Sicurezza dopo aver provato apparentemente a reclutare combattenti “gihadisti” in Cecenia. Secondo il portavoce di tale Servizio, Sergei Ignatchenko, “Aveva quattro passaporti, con quattro diversi nomi e quattro diverse attestazioni di cittadinanza. Abbiamo cercato di condurre una verifica in ognuna di queste nazioni ma non è stato possibile avere nessuna conferma su di lui. Non potevamo trattenerlo per sempre e così lo abbiamo portato al confine con l’Azerbaigian e lo abbiamo rilasciato”.
Nel 1997 fu ritenuto responsabile del massacro di 62 turisti stranieri nella città egiziana di Luxor, per il quale ricevette una condanna a morte in contumacia nel 1999 da un tribunale militare egiziano.

Il 23 febbraio 1998, emise con Osāma bin Lāden una fatwa dal titolo “Il Fronte Islamico Mondiale contro gli ebrei e i crociati”, un importante passo per ampliare il fronte della loro lotta su scala globale.

Il 25 settembre 2001, l’Interpol emise un ordine di arresto a carico del dott. al-Ẓawāhirī in risposta agli attacchi terroristici dell’11 settembre a New York e Washington, contro il World Trade Center e il Pentagono.

Il 10 ottobre 2001 il dott. al-Zawàhiri comparve in una prima lista redatta dal Federal Bureau of Investigation statunitense sui 22 terroristi maggiormente ricercati dal FBI, comunicata al pubblico dal Presidente degli USA George W. Bush.

Nel dicembre 2001 al-Ẓawāhirī pubblicò il libro “Cavalieri sotto la bandiera del Profeta” in cui esponeva l’ideologia di al-Qāʿida. Estratti in inglese di esso sono disponibili online. Al momento si sa che egli sta lavorando su un altro libro.

A seguito dell’invasione statunitense dell’Afghanistan, dove sia al-Zawàhiri rimane non chiarito. Sembra che egli possa stare con Bin Lāden nella regione frontaliera fra l’Afghanistan e il Pakistan. Il 3 dicembre 2001, attacchi aerei sono stati condotti per colpire un insieme di caverne vicino Jalalabad. La moglie di al-Zawàhiri, ʿAzza, e i loro 3 figli si dice siano morti in tali attacchi.

Nel maggio del 2004, il governo pakistano annunciò che egli si era arreso nell’”area tribale” montagnosa al confine pakistano-afghano, insieme a 50-100 irriducibili combattenti di al-Qāʿida. Malgrado vi fossero state perdite significative, non fu scoperta alcuna traccia riconducibile alla sua persona. Si crede ora che egli non sia mai stato presente nella zona o che sia fuggito alla trappola tesagli non appena avviati i combattimenti.

Il 13 gennaio 2006, la CIA lanciò un attacco aereo su Damadola, un villaggio pakistano presso la frontiera afghana, dove si credeva che si trovasse al-Zawàhiri. L’attacco aereo uccise 8 uomini, 5 donne e 5 bambini, ma non al-Zawàhiri. Molte delle vittime furono inumate senza essere identificate. Funzionari governativi anonimi statunitensi affermarono che alcuni militanti stranieri di al-Qāʿida furono uccisi e il governo dell’area tribale di Bajaur confermarono che almeno 4 di essi risultassero fra i caduti nell’azione. Proteste anti-americane esplosero in tutto il Paese e il governo pakistano condannò l’attacco USA e la perdita di vite innocenti. Il 30 gennaio un nuovo video fu fatto circolare in cui si mostrava al-Ẓawāhirī illeso. Il video parlava dell’attacco aereo ma non rivelava se al-Ẓawāhirī fosse stato presente nel villaggio in quei momenti.

Il 3 marzo 2008, pubblica sul Net il libro al-Tabrīʾa (l’assoluzione): una riposta alle critiche del suo sodale, Imam al-Sharīf, ora terrorista islamista pentito e incarcerato al Cairo. Questo libro costituisce la più recente dichiarazione ufficiale di al-Qāʿida.

A partire dal 16 giugno 2011 è a capo di al-Qāʿida in seguito alla morte di Osama bin Laden, ucciso dal commando dei Navy SEAL.

Fonte: Wikipedia

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